Ogni scusa è buona per…

30 Lug

Oggi leggevo un interessante e allo stesso tempo divertente – nonchè veritiero – post di ladyradio , dove si parlava dei partner cupi e complessati.

A tal proposito vorrei parlarvi del mio – grazie a dio ex – partner cupo e complessato. Parto dal presupposto che in due anni non proprio pieni sarò stata lasciata sì e no 3 volte.
La prima è quella che ricordo meglio, perchè è quella che più mi ha segnato. All’inizio si pensava fosse la distanza il problema, in realtà quando mi lasciò non esisteva motivo alcuno. Ed è questa la cosa più shockante, l’unica motivazione che riuscì a darmi fu un bel triste ma deciso: “Mi sono scocciato”. [Sì perchè io ero una bambola da usare a suo piacimento]

La seconda avvenne subito dopo, una o forse due settimane dopo la mitica frase, perchè bastò qualche giorno lontano da me per pentirsene e tornare. Insomma, oltre alla grande maturità di questa persona si nota anche una grande capacità di decisione.

Dopo questi episodi, nonostante i miei sforzi per dimenticarlo, le mie varie conquiste e i miei flirt, non riuscì a dimenticarlo. Succede a tutte credo: ci fissiamo su persone impossibili, perchè a volte crediamo di poterle cambiare, o semplicemente perchè crediamo di amarle malgrado tutto. E nonostante le sue magre figure dopo qualche mese ebbe il coraggio di tornare, nuovamente. Mi ero da poco trasferita nella sua città per gli studi e non avevo alcuna intenzione di dargli carta bianca: non mi fidavo.

Così dopo qualche sacher e rosa incartata, riuscì di nuovo a farmi cadere nella trappola. Non sembra ma su questo piano sono una grande ingenua. Detto ciò, da quando mi lasciò l’ultima volta una cosa che ben sapeva era che ci ero rimasta così male dai suoi atteggiamenti passati che me lo sognavo la notte, lo giuro.

La terza, e ultima volta arrivò dopo neanche un anno. Solita solfa, stesse e identiche frasi “Non so più cosa voglio” – “Non ti voglio prendere in giro” – “Ho bisogno di una pausa di riflessione”. Ma quello che lui non capì fu la mia presa di posizione: quella volta sarebbe stata l’ultima per lui di giocare, se decideva di lasciarmi sarebbe finita davvero e per nessun motivo al mondo doveva azzardarsi a ritornare.

Così ha deciso, ha preso la sua roba, ha voltato le spalle (cosa che faceva praticamente ogni volta che litigavamo – perchè i problemi lui li “affronta” così) e se n’è andato. L’unica cogliona ero io: piangevo.
Piangevo spesso per lui, quando mi faceva arrabbiare, quando mi trattava così, quando era sempre indeciso. Quella volta, ricordo, piansi davvero tanto e lo abbracciavo pregandolo di ripensarci.

Ero alquanto disperata, nonostante questo ero decisa: volevo dare una svolta alla mia vita. Lui non ci sarebbe più stato e per questo io dovevo assolutamente farmene una ragione o non ne sarei più uscita. La prima cosa che mi venne in mente fu di dimenticarlo andando a letto con un altro (che a dirla tutta mi piaceva anche parecchio).

I veri problemi però cominciarono dopo. Pochi giorni dopo la sua menata puntualmente ritorna, dicendo che quel poco tempo gli era bastato per capire cosa voleva (dopo due anni ancora devi stare a capire? Cos’hai fatto fino ad ora, giocato?), nonostante il mio avvertimento che non sarebbe dovuto tornare. E poichè io, se devo avere una relazione con una persona, voglio che alla base ci sia non dico la fiducia, ma almeno l’onestà, gli ho raccontato quello che era successo in sua assenza.

Beh non c’è bisogno di spiegarvi come si è svolta poi la discussione, ma vi posso dire che l’arretratezza culturale italiana sulla possessione del corpo della donna è in questi casi che, purtroppo, si manifesta maggiormente. Se ne risente parecchio. Io la penso diversamente: nel momento in cui si decide di lasciarsi io, come l’altro/a, sono libera di fare quello che voglio. Sono libera di reagire come voglio.

Inoltre oso dire anche che oltre ad aver perdonato tutte le sue menate su indecisioni se stare con me o meno, ho perdonato anche altro che ora non sto qui a scrivere.

Morale della favola: io sono una troia e lui è il povero ragazzo che soffre e che è stato tradito.

Tradito?! Direte voi. Ebbene sì, avete capito bene. La sua versione dei fatti (raccontata ad amici e – ho scoperto – anche a gente che neanche mi conosce) attualmente è questa: “Ci siamo presi una pausa di riflessione, ma mentre io riflettevo lei si è scopata il primo che le è capitato”.

Ti sminuisco in poche righe: 1) La pausa di riflessione io non te l’ho MAI data. 2) Mentre tu riflettevi io piangevo come una cogliona per la merda che sei. 3) Ti assicuro che non è stato il primo che ho incontrato: me lo sono scelto bene!

E dopo questa bella sfogata – ah! mi ci voleva proprio! – vi auguro una dolce notte, Quanto a te, spero vivamente che se capiti da queste parti, cominci a ricrederti sul tuo ruolo di vittima e ad assumerti le tue responsabilità, chè sarebbe anche ora.

P.S.: Un consiglio a tutte le donne che hanno avuto a che fare con queste persone: allontanatele! Vogliono giocare e voi di tempo da perdere non ne avete. Meglio soffrire prima e poco, che non dopo e tanto. A buon intenditor…

fG

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