Un lenzuolo come simbolo di ribellione

11 Ago

Buonasera! E’ un po’ che manco ma non per questo non aggiorno, anzi più passa il tempo e più mi informo, e più ho voglia di dire la mia.

Mi imbatto qualche giorno fa in una stupenda fan page su facebook che ha per titolo “Un lenzuolo contro la violenza sulle donne” , entrando c’è scritto:

Prendi un lenzuolo, macchialo di rosso, scrivi la frase contro la violenza sulle donne che vuoi esporre e poi appendilo alla finestra o al balcone. Fai una foto del lenzuolo, pubblicala qui e segnalaci la tua adesione. Grazie!

Fantastico! Non vedo l’ora di farlo anche io, appena torno nella città dove studio lo appendo alla finestra. Trovo che sia un’iniziativa intelligente e pacifica per combattere la violenza e l’assassinio contro le donne. Complimenti a colei che l’ha ideato!

Girovagando per i siti che consulto si può dire quasi ogni giorno, noto un appello ai blogger per fare qualcosa contro la violenza maschile sulle donne. Io vorrei dire a Femminismo a Sud – ma anche a tutti quelli che lo seguono (come me) e che prendono parte alle loro splendide iniziative (come me) – che posso e voglio contribuire a informare tutte le persone che conosco tramite il mio blog e altri mezzi.

Purtroppo anche nel web circola molto maschilismo, tanto che l’articolo sulla chat pubblica mi ha fatto ridere, non perchè fosse ironico, al contrario, è assolutamente tutto vero. Quante volte mi sono imbattuta in maschi del genere, anche su chatroulette, che è appunto una chat(+ webcam) pubblica. Almeno andassero a farsi le seghe nei siti web fatti apposta, ce ne sono migliaia per quesi poveri disgraziati!

Per quanto riguarda le ultime novità, tra le critiche e i commenti che sotterrano il videogioco “Hey Baby” nato dalle mente geniale della canadese 31enne Suyin Looui, sicuramente troviamo anche lo sdegno del troglodita/maschio commentatore (è così che chiamo la giuria di strada) il quale – dopo aver notato che il videogioco è un chiaro avvertimento che alle donne quello che questi parassiti sentono il bisogno di dire/fare/pensare quando una di noi gli passa davanti non è fastidioso, di più – si sarà sentito minacciato. Altro che scherzi e videogame, saremmo capaci di farli secchi non appena aprono bocca.

E mentre la mente sottile femminile inventa videogiochi per far capire al mondo maschile ciò che loro da soli non capiranno mai, quella maschile partorisce un videogame che “non è affatto una provocazione ma è un gioco vero in cui i partecipanti devono stuprare il maggior numero di donne per vincere” [cit.FemASud].

Ma a parte tutto, ciò che ancora mi sconvolge e che è dura a morire è – ahinoi – la pubblicità sessista. Quella dove un’Ela Weber si slinguazza l’auricchio con fare ammiccante; quella dove la donna viene rappresentata come un cagnolino che struscia sul tappeto su manifesti 3×6 nella città di Roma; e mi verrebbero in mente milioni di esempi ma non mi va di continuare, rischierei di rovinarmi la giornata.
Per esprimere al meglio quello che penso mi permetto di copincollare ciò che ha scritto l’admin di Un altro genere di comunicazione: “Mi disgusta ancora di più che tutto questo viene ritratto sfacciatamente nella capitale dove da poco è capitato uno stupro ad opera di italiani, cresciuti da queste immagini squallide che tappezzano la città.”

E così, oltre alle pubblicità, ai videogame, ai siti web, alla televisione, ai giornali, etc. che ci danno addosso, è il turno della politica. Sì perchè ciò che rende meglio visibile quella che è oggi la cultura italiana vigente è la legalizzazione di reati a danno della persona quali: stupro, pedofilia e riduzione in schiavitù.
In pratica quello che è ad oggi sotto gli occhi di tutti – ma bendati – è su per giù questo:
* nessun diritto di decisione spetterebbe alla donna/madre nel caso in cui decida di abortire;
* nessuna pena per i reati su minori di “lieve entità”;
* taglio dei fondi destinati al finanziamento dei centri antiviolenza;
* processo mass-mediatico che giustifica la violenza contro le donne e favorisce il femminicidio (dagli articoli di giornale alle pubblicità, alle interviste).
[Per info dettagliate su ciò che sta succedendo cliccate qui.]

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Per quanto riguarda invece me, ciò che mi sta succedendo ultimamente e spesso è  sopportare il mio futuro(?) cognato. Vi spiego: poichè, come ho in precedenza scritto, ho origini pugliesi, è ovvio che anche la mentalità è pugliese. Sì perchè credo che, almeno al Sud, ogni regione abbia una mentalità propria, fatta di restrizioni e impregnata fino al midollo di luoghi comuni (ovviamente chi ci va a scapito qui sono le donne).

Vi dicevo di mio cognato. Ogni tanto a tavola mi lancia delle frecciatine, come “Ma tu non cucini mai?” – “E lì dove studi come fai a campare se non ti fai le cose da sola?” – “Sei fortunata che qui hai tua madre che ti fa tutto”, etc. Ecco che dopo un po’ non ho più retto, gli ho risposto. Tanto non lo facevo per non dare dispiacere a mia sorella, ma quando è troppo è troppo.
Gli ho detto “Innanzitutto non sono affari tuoi. Secondo sì, quando sono lì faccio tutto da sola, e terzo se non te ne sei accorto io a mia madre la aiuto sempre se ha bisogno. A differenza tua che stai seduto a dare ordini e lamentarti”.

Ha preso e se n’è andato in camera sua senza dire una parola.
Sì perchè è quello che il maschio-servito-e-riverito sa fare: fare retro-front e evitare gli argomenti. Quello che persone come lui non capiscono, è che a me e a quelle come me mi devono lasciare stare. Ho una vita mia, sono autonoma e felice e non ho bisogno di qualcuno che mi dia ordini. Se vuole comandare è liberissimo di farlo con mia sorella (se a lei sta bene), ma non deve assolutamente permettersi di farlo con me.

Dico davvero, certi maschi vengono educati a lamentarsi stando seduti, e quella  pare essere la loro massima ambizione. “Fai questo, prendi quello, fai quell’altro, metti a posto quello”… cosa?!?!?!!? Ma stiamo scherzando? A volte mi pare di essere nel Medioevo. E questo sarebbe il maschio evoluto?

Ditemelo voi…
fG

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